venerdì 11 marzo 2016

Bangkok: floating market, Wat Pho and flower market

Una voce calda e profonda annuncia in arabo che è cominciata la discesa verso Suvarnabhumi... posso solo intuire stia dicendo questo, il segnale delle cinture è acceso, leggo sullo schermo davanti al mio sedile che mancano 20 minuti all'atterraggio e tutti i passeggeri cominciano a risistemarsi. Non vedo l'ora di scendere dall'aereo, sono stanca e ho le gambe gonfie. La luce soffusa della cabina comincia a darmi sui nervi e lo spazio ad essere troppo stretto. Voglio il sole ma so che sarà buio al nostro arrivo, voglio ossigeno ma non so ancora che a Bangkok ne sentirò la mancanza. L'aeroporto è immenso, una volta ritirati i bagagli non so dove abbia trovato le forze per camminare, scendere e salire scale, camminare, perderci e camminare per arrivare al nostro albergo. Ma eravamo lì, Sukhumvit,  nella follia di una delle dieci città più trafficate nel mondo. 
Dopo circa 14 ore di volo, 3 aerei e una notte in Giordania, la nostra prima cena thailandese fallita (per essere miseramente crollati sotto i colpi senza pietà del cibo speziato e piccante), con la schiena distrutta e in pieno jet lag, la prima mattina in cui ufficialmente incominciavano le nostre avventure, io avevo addosso nonostante tutto un'energia mai sentita prima.
Non avevamo piani ben precisi, solo qualche meta prefissata, il resto da stabilire nel corso del viaggio. Alla sorte abbiamo affidato il nostro primo giorno e questa, attraverso le sembianze di un tassista, ci ha gentilmente accompagnati fino al floating market, distante dalla città credo circa 70 chilometri.
E' stata un'esperienza travolgente navigare su quelle acque tra decine di altre barche che si muovevano in certi tratti spingendosi tra loro. Una piccola città galleggiante che offriva ai passanti ogni genere di souvenir, bevande e cibi della cucina tipica thailandese.  Era il primo giorno della nostra estate in pieno inverno e non abbiamo fatto alcuna fatica ad adattarci al caldo, ci siamo sentiti subito a nostro agio avvolti da quei 30 gradi nelle nostre magliette a maniche corte. Come inizio è stato super eccitante, non avevo mai visto niente del genere. Non c'è stato il tempo o il modo di venire a contatto con l'Oriente in modo graduale, senza troppi preamboli ci siamo ritrovati nella calca di un mercato, con gli odori del cibo mischiati al fumo dei motori delle barche, persone che capivano poco e niente di inglese, iguane o non so quali altri rettili che uscivano lenti da quelle acque torbide, templi dorati e ancora caldo.


Ci siamo goduti quella mattina e proseguito la giornata nel pieno centro della città, passeggiando tra la maestosità,  le innumerevoli statue di Buddha dorati, i bellissimi colori e decori del tempio Wat Pho. Ho fatto da subito i conti con la sensazione di impotenza che si può provare solo davanti all'enormità e sacralità che emanano certe sculture e monumenti. A Wat Pho le pagode, i chiostri, i decori floreali variopinti facevano da sfondo a un via vai di turisti che passeggiavano con aria sbigottita. E' stato il primo tempio che abbiamo visitato e nonostante la magnificenza delle sculture e delle mura, quello che mi è piaciuto di più è stato svoltare un angolo e ritrovarmi davanti ad un piazzale deserto attraversato in quel momento solo da un monaco buddista.


Ormai stanchi programmiamo di fare ritorno nel nostro albergo, ma lungo la strada la nostra attenzione viene catturata dal flower market. Investiamo le ultime energie della giornata per fare una passeggiata tra l'incredibile varietà di fiori che dipingono le caotiche bancarelle di questo mercato e lì mi innamoro all'istante delle ghirlande che i tailandesi usano per adornare le statue di Buddha e la miriade di altari che si trovano sparsi per Bangkok e la Thailandia intera, e che vedrò ovunque per tutto il resto del viaggio. Scoprirò solo dopo che viene considerato come una sorta di amuleto in grado di proteggere la propria abitazione o vettura dagli spiriti maligni. Per fortuna adesso una è qui con me, appesa allo specchio della mia camera, appassita ma comunque bellissima.
Eravamo stanchi e affamati, non facevamo un pasto completo ormai da due giorni e non avevamo la forza per cercare un ristorante. C'era un'unica soluzione, un unico alimento sicuro e in grado di sfamarci senza pericoli.. la pizza!
Così si è conclusa la nostra prima giornata in Thailandia.
Nonostante la stanchezza questo è il ritmo che avevamo intenzione di seguire e sembravamo essere nel posto giusto per poterlo fare!

Ho deciso di pubblicare le immagini accompagnandole con una raccolta di appunti che possa nel caso essere utile a chi sta per intraprendere un viaggio in Thailandia o sta pensando di andarci. Per qualsiasi domanda o curiosità non esitate a scrivermi, sarà un piacere scambiare opinioni o darvi piccoli consigli.
A presto!


2 commenti:

  1. Che piacere leggerti e vedere questo bellissimo reportage. Un abbraccio mia cara.

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    Risposte
    1. Grazie tante Paola, trovarti anche qui è un piacere immenso.
      Un grande abbraccio anche a te!

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